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La scuola come avanguardia per un approccio sano alle potenzialità dell’AI

di Matteo Uggeri con ChatGPT e altri umani

L’intelligenza artificiale è un argomento totalmente mind-blowing per me, ma credo per moltissimi di noi. Se affrontata in un torrido agosto come questo rischia di far sciogliere le meningi (umane) a chiunque. Lode quindi, ancora una volta, ai tanti insegnanti e professionisti dell’istruzione che si sono cimentati non solo nella pratica di sperimentazioni che definire d’avanguardia è davvero poco, ma che hanno avuto anche la capacità di esprimerle con chiarezza nel numero che state per leggere. Lavorando a cavallo tra il mondo della formazione aziendale e quello dell’istruzione pubblica, ancora una volta mi sorprendo di come quest’ultima, a dispetto della (forse) immeritata fama di retrograda di cui gode, presenta delle esperienze sul campo coraggiose, sperimentali nel senso stretto del termine e, come si diceva una volta, “d’avanguardia”. 

Insomma, leggendo alcuni degli articoli di questo numero ho dovuto ritornare su frasi, concetti, definizioni, ma anche descrizioni e racconti, perché spessissimo erano almeno un passo oltre quella che era la mia abituale capacità di comprensione. Appunto: temo che di abitudini ne dovremo mettere da parte parecchie nelle nostre vite, ora che si concretizzano certe possibilità offerte dalla AI.Confesso: mi ci sono perso in questi articoli. Son stato più volte tentato di mollare il colpo e lasciare a qualche collega questo editoriale che non solo è difficile da pensare e scrivere, ma che, in questi tempi tesi in cui di AI si parla al bar e sui giornali, diventa pure rischioso affrontare. C’è un contorno di storie impressionanti, come quella del pioniere della rivoluzione del deep learning, Geoff Hinton, che molla Google a 75 anni, pare per ragioni etiche, rammaricandosi del lavoro di una vita e dichiarando al New York Times: “Mi consolo con la scusa comune: se non l’avessi fatto io, l’avrebbe fatto qualcun altro”. Un moderno Oppenheimer pentito del contributo che ha dato alla distruzione dell’umanità? Brividi.

L’intero articolo è disponibile qui, come editoriale al numero monografico di Bricks su “Intelligenza Artificiale e didattica”.